San Rocco, pellegrino e protettore dalla peste: storia e preghiera

San Rocco è il pellegrino nato a Montpellier verso il 1345 e morto a Voghera tra il 1376 e il 1379 che la Chiesa ricorda il 16 agosto. Curò gli appestati in Italia e si ammalò a sua volta, e per questo è il protettore contro la peste e le epidemie. A Moncalvo Guglielmo Caccia lo dipinse più volte: nella chiesa di San Francesco c'è il suo affresco del Riposo di San Rocco.

Redazione della Guida alle chiese di MoncalvoPubblicato il

San Rocco dipinto da Guglielmo Caccia nel 1608, Museo civico di Casale Monferrato
foto Guglielmo Caccia (foto di Mongolo1984), CC BY-SA 4.0 · ritagliata e ridimensionata

Scheda: San Rocco

Festa
16 agosto
Nascita
Montpellier, tra il 1345 e il 1350
Morte
Voghera, notte tra il 15 e il 16 agosto, tra il 1376 e il 1379
Detto
pellegrino e taumaturgo
Patrono di
appestati e malati contagiosi, pellegrini e viandanti, chirurghi, farmacisti e operatori sanitari, cani
Come riconoscerlo nei dipinti
abito del pellegrino, cappello, bastone, conchiglia, piaga sulla gamba, cane al suo fianco, angelo
A Moncalvo
Riposo di San Rocco (affresco) (Guglielmo Caccia)

Qual è la storia di San Rocco?

La storia di San Rocco comincia a Montpellier, in Francia, dove nacque tra il 1345 e il 1350. Partito pellegrino per Roma, attraversò l’Italia e si fermò dove c’era la peste per curare i malati. A Piacenza, secondo Wikipedia, si ammalò mentre assisteva gli appestati e, per non contagiare nessuno, si ritirò in una grotta lungo il fiume Trebbia, vicino a Sarmato. Morì a Voghera nella notte tra il 15 e il 16 agosto, tra il 1376 e il 1379.

Dove si trova San Rocco a Moncalvo?

San Rocco a Moncalvo si trova in almeno tre opere legate a Guglielmo Caccia, il pittore detto il Moncalvo.

  1. L’affresco del Riposo di San Rocco, nelle cappelle laterali della chiesa di San Francesco, secondo Città e Cattedrali.
  2. La tela del San Rocco nella chiesa di San Rocco, che il Dizionario Biografico Treccani colloca tra le opere più famose del pittore.
  3. La Madonna in trono con i Santi Martino e Rocco di Bartolomeo Bonone, nella sacrestia di San Francesco.

Treccani ricorda pure un San Rocco datato 1599, conservato un tempo nella sacrestia di San Francesco e oggi perduto.

Di cosa è il protettore San Rocco?

San Rocco è il protettore degli appestati e dei malati di malattie contagiose, perché curò la peste e se ne ammalò. È il patrono dei pellegrini e dei viandanti, dei chirurghi, dei farmacisti e degli operatori sanitari, dei prigionieri e dei cani, ed è invocato per le ginocchia e le articolazioni.

Come si riconosce nei dipinti San Rocco?

Nei dipinti San Rocco si riconosce dall’abito del pellegrino, con il cappello, il bastone e la conchiglia, e dalla piaga della peste sulla gamba, che spesso mostra alzando la veste. Al suo fianco c’è quasi sempre un cane, e a volte un angelo, come nella tela di Guglielmo Caccia del 1608 riprodotta in questa pagina.

Qual è la preghiera a San Rocco?

La preghiera a San Rocco della tradizione lo invoca come modello di carità e chiede di non attaccare il cuore alle cose della terra. Il testo è quello pubblicato dal Santuario di San Rocco di Tolve.

O glorioso S. Rocco, vero modello di carità verso Dio e verso il prossimo, noi fiduciosi ricorriamo alla Tua potente intercessione. Tu, che per imitare più da vicino Gesù, distribuisti il Tuo avere ai poveri, vivesti da povero e Ti consacrasti tutto al servizio dei bisognosi, persino degli appestati, soffrendo disagi d’ogni sorta e spasmodici dolori allorché fosti colpito dal morbo letale, impetra a noi pure la grazia di non avere il cuore attaccato alle cose caduche di questa terra e di soffrire con rassegnazione le tribolazioni e le disgrazie di questa vita per meritare quella gloria che Tu già godi in Paradiso.

Perché San Rocco ha un cane?

San Rocco ha un cane perché, secondo le antiche agiografie riportate da Wikipedia, mentre era malato vicino a Sarmato un cane lo sfamò. Per questo il santo è il patrono dei cani, e il detto «San Rocco e il cane» indica ancora oggi due persone inseparabili.

Fonti